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E'
costituito da una serie di lamelle che possono aprirsi e chiudersi per
lasciar passare quantità maggiori o minori di luce. I diaframmi vengono
indicati da numeri progressivi che indicano il rapporto tra la luce che
arriva alla lente frontale e quella che viene trasmessa dai gruppi
ottici nel loro insieme.
1:2 o
più semplicemente F 2 significa quindi che la luce trasmessa è 1/2 di
quella incidente, mentre un diaframma 1:8 o F 8 trasmette solo 1/8 della
luce è quindi più chiuso e meno luminoso.
I
diaframmi più utilizzati sono 2 3.5 4 5.6 8 11 16 22.
Apparentemente un diaframma più aperto è sempre preferibile: lascia
passare più luce e permette, a parità di condizioni, di utilizzare tempi
di scatto più brevi sempre preferibili per evitare il "mosso" che può
derivare da una scarsa fermezza nella presa della macchina fotografica o
da soggetti in rapido movimento.
Ma
ovviamente le cose non sono così semplici innanzi tutto obbiettivi molto
luminosi hanno lenti di grande diametro e progetto ottico complesso:
tutti elementi che ne fanno lievitare peso e costo. I diaframmi molto
aperti rendono più evidenti le inevitabili imperfezioni delle lenti
spesso degradando in modo sensibile le foto soprattutto ai bordi ed
infine riducono sensibilmente la "profondità di campo" cioè la zona
perfettamente a fuoco dell'immagine estremamente critica in modo
particolare per i teleobbiettivi, i soggetti vicini e la
macrofotografia.
Normalmente si considera che i migliori diaframmi per ogni obbiettivo
siano quelli da 2 a 4 volte più chiusi rispetto all'apertura massima.
Quindi se abbiamo un obbiettivo con apertura massima 3.5 i suoi
diaframmi migliori saranno 5.6 - 8 e 11 che garantiranno una resa
fotografica migliore possibile. Ciò deriva dal fatto che per i diaframmi
più aperti di ogni obbiettivo si utilizzano compromessi e vanno quindi
preferibilmente utilizzati solo in caso di estrema necessità. |