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     Coppia d'azione:          Tempo - Diaframma

La fotografia è indubbiamente una delle attività più creative semplice e difficile allo stesso tempo perché è sufficiente premere il tasto di una macchina fotografica digitale e disporre di un PC per disporre di una sofisticatissima "camera oscura" ma al tempo stesso è necessario impegnarsi a fondo per ottenere risultati di rilievo.

Tutti sappiamo che la creatività e i buoni risultati dipendono dalla intuizione e dalla predisposizione personale ma il salto di qualità si può fare solo conoscendo alcune tecniche basilari dalle quali non si può prescindere.

La prima notazione tecnica riguarda la coppia fondamentale della fotografia quella costituita dall'indissolubile connubio tra tempo e diaframma vediamo in breve perché.

La base di ogni foto è il dosaggio della quantità di luce che attraverso l'obbiettivo raggiunge il sensore CCD che ormai ha sostituito la vecchia pellicola, tale dosaggio viene attuato attraverso il diaframma e l'otturatore. 

     Il diaframma e la luce

E' costituito da una serie di lamelle che possono aprirsi e chiudersi per lasciar passare quantità maggiori o minori di luce. I diaframmi vengono indicati da numeri progressivi che indicano il rapporto tra la luce che arriva alla lente frontale e quella che viene trasmessa dai gruppi ottici nel loro insieme.

1:2 o più semplicemente F 2 significa quindi che la luce trasmessa è 1/2 di quella incidente, mentre un diaframma 1:8 o F 8 trasmette solo 1/8 della luce è quindi più chiuso e meno luminoso.

I diaframmi più utilizzati sono 2 3.5 4 5.6 8 11 16 22.

Apparentemente un diaframma più aperto è sempre preferibile: lascia passare più luce e permette, a parità di condizioni, di utilizzare tempi di scatto più brevi sempre preferibili per evitare il "mosso" che può derivare da una scarsa fermezza nella presa della macchina fotografica o da soggetti in rapido movimento.

Ma ovviamente le cose non sono così semplici innanzi tutto obbiettivi molto luminosi hanno lenti di grande diametro e progetto ottico complesso: tutti elementi che ne fanno lievitare peso e costo. I diaframmi molto aperti rendono più evidenti le inevitabili imperfezioni delle lenti spesso degradando in modo sensibile le foto soprattutto ai bordi ed infine riducono sensibilmente la "profondità di campo" cioè la zona perfettamente a fuoco dell'immagine estremamente critica in modo particolare per i teleobbiettivi, i soggetti vicini e la macrofotografia.

Normalmente si considera che i migliori diaframmi per ogni obbiettivo siano quelli da 2 a 4 volte più chiusi rispetto all'apertura massima. Quindi se abbiamo un obbiettivo con apertura massima 3.5 i suoi diaframmi migliori saranno 5.6 - 8 e 11 che garantiranno una resa fotografica migliore possibile. Ciò deriva dal fatto che per i diaframmi più aperti di ogni obbiettivo si utilizzano compromessi e vanno quindi preferibilmente utilizzati solo in caso di estrema necessità.

     Otturatore e tempi

Il secondo elemento della coppia è rappresentato dall'otturatore: il meccanismo che apre e chiude il passaggio della luce per un tempo impostato che può variare da minuti a millesimi di secondo.

I tempi più brevi sono di norma preferibili perchè evitano il "mosso" congelando le vibrazioni della fotocamera e il movimento dei soggetti che si spostano rapidamente, ma i tempi brevi obbligano ad utilizzare diaframmi molto aperti con le conseguenze già viste.

Gli obbiettivi non sono ovviamente tutti uguali e utilizzando i grandangolari i tempi sono meno critici mentre i teleobbiettivi tollerano solo tempi molto brevi. La regola base è quella del reciproco: l'inverso della focale dell'obbiettivo (ovviamente quella standardizzata riferita al 35 mm) rappresenta il tempo più lungo da utilizzare con quell'obbiettivo (o quella focale dello zoom) per evitare il "mosso". In pratico con un tele da 200 mm si dovrà utilizzare almeno 1/200 di secondo o un tempo più breve, mentre con un grandangolo da 20 mm basterà 1/20 di secondo quindi un tempo decisamente "lungo" per evitare il mosso. Naturalmente tutto ciò vale per le vibrazioni della macchina fotografica e non per i soggetti: quelli sportivi, i bambini e in generale quelli in rapido movimento andranno comunque ripresi con tempi brevi mentre paesaggi, foto di monumenti, di architettura e pose potranno trarre vantaggi da tempi più lunghi.

la scala dei tempi classica è:
30"  15"  8"  4"  2"  1"  1/2  1/4  1/8  1/15  1/30  1/60  1/125  1/250  1/500  1/1000

ovviamente esistono anche tempi più lunghi e più brevi e con gli attuali otturatori anche tempi intermedi a quelli canonici, ma è bene notare che come per i diaframmi anche i tempi si dimezzano ogni volta in questo modo per una data condizione di luce esistono varie coppie tempo diaframma: se ad esempio si può fotografare con diaframma 8 e 1/60 allora la stessa foto può essere realizzata con la coppia 5.6 e 1/125 oppure 11 e 1/30. Raddoppiando il tempo si dimezza il diaframma e viceversa

     La cosa importante: la coppia

In conclusione dobbiamo ogni volta trovare il giusto compromesso e le macchine digitali ci facilitano il compito disponendo di programmi totalmente automatici da utilizzare soprattutto all'inizio o quando vogliamo concentrarci sugli aspetti creativi delle ns. foto.
Per un maggiore controllo potremo invece utilizzare il programma a priorità di diaframmi: noi impostiamo il diaframma scegliendolo ovviamente tra quelli ottimali per l'obbiettivo che stiamo utilzzando secondo la regola già indicata nella sezione diaframmi di questa pagina e la macchina fotografica sceglierà il giusto tempo di scatto in funzione delle condizioni di luce noi dovremo sempre controllare che questo non sia eccessivamente lungo per evitare il "mosso" familiarizzando con la regoletta del reciproco già vista nella sezione dedicata all'otturatore.
Se invece ci disponiamo a fotografare soggetti in rapido movimento allora utilizzeremo il programma a priorità di tempi determinando un tempo base mentre la fotocamera stabilirà il diaframma adatto.

In definitiva la fotografia è come la diplomazia si fonda sul compromesso ed è sempre necessario individuare in ogni situazione la vera priorità sulla quale basare le altre scelte.

     Come evitare il "mosso"

Esistono situazioni nelle quali raggiungeremo i limiti della ns. macchina fotografica e dovremo utilizzare tempi troppo lunghi oltre il limite della famosa regola del reciproco. In questi casi potremo cercare innanzi tutto di tenere ben salda la macchina fotografica con qualche piccolo trucco:

  • appoggiamo a qualche cosa, interponendo la mano per non danneggiarla

  • utilizziamo un cavalletto ben stabile su una superficie adatta o premuto contro la spalla come il calcio di un fucile

  • tendiamo la cinghia facendola passare sotto il braccio o accorciandola

  • appoggiamoci con le spalle ad una parete o ad un albero tenendo i piedi in avanti e puntiamo i gomiti sul torace

Se questi accorgimenti non sono sufficienti perchè è il soggetto a muoversi rapidamente cerchiamo di seguirne il movimento con la fotocamera mentre scattiamo otterremo effetti molto interessanti con questa tecnica, mentre se la luce è proprio scarsa allora non resta che aumentare la sensibilità del ns. sensore.

     La sensibilita ISO / DIN / ASA

La sensibilità del sensore CCD può essere variata in modo analogo a quanto si poteva fare una volta cambiando tipo di pellicola. L'analogia è così forte che la sensibilità del sensore viene indicata in valori ISO generalmente pari a: 100, 200, 400, 800 e 1600.
Come avveniva per le pellicole ogni salto rappresenta una sensibilità doppia e ad una maggiore sensibilità si associa un inevitabile degrado della qualità quindi la scelta migliore è utilizzare sensibilità di 100 o 200 che garantiscono prestazioni ottimali e solo in condizioni estreme utilizzare sensibilità superiori che con le pellicole significavano grana più grande ed evidente e per i sensori CCD un aumento del rumore: in tutti i casi un peggioramento della qualità che può divenire accettabile solo per effetti particolari o condizioni critiche da fotografare assolutamente.

Anche in questo caso una questione di compromessi e priorità.