Come la Tobin Tax cambierà le abitudini dei traders?

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Non tutti lo sanno, magari a qualcuno è sfuggito, impegnato sempre nei continui calcoli e raffronti grafici; nessuno ha mai notato che in realtà il mercato finanziario è forse l’ ultimo baluardo della detassazione. Infatti non c’ è alcuna tassa o prelievo che viene applicata all’ atto dell’ ingresso in un investimento, né una che viene calcolata o prelevata quando si decide di chiudere o disinvestire. Questa regola vale per il forex cosi come per le valute, per le azioni ed i derivati.

È vero che le plusvalenze generate sono soggette a tassazione, come le minusvalenze possono essere scaricate, concorrendo all’ abbassamento del reddito imponibile in fase di dichiarazione dei redditi, ma qui si entra nell’ ambito di denaro che ha finito, almeno in quel dato momento, il proprio ciclo d’ investimento per tornare all’ economia reale.

Cosi non sarà più in almeno 11 Stati dell’ Unione Europea, compresa l’ Italia, dove dovrebbe partire a breve la Tobin Tax, ovvero un prelievo, limitato a pochi centesimi di euro, su ogni transazione finanziaria posta in essere. Il punto, che interessa e non poco chi ha fatto del trading la propria passione e addirittura professione, è che gli investitori di breve e brevissimo periodo sono visti come i veri destabilizzatori dell’ economia mondiale, quindi questa tassa dovrebbe abbassare, secondo le stime degli analisti italiani, del 30% gli scambi sui titoli e addirittura dell’ 80% l’ operatività sui derivati.

Questo fatto secondo alcuni potrebbe stabilizzare l’ economia mondiale, facendo tornare il sorriso sulle labbra agli investitori di medio e lungo termine, spesso penalizzati dalle fluttuazioni.

È chiaro che chi fa queste riflessioni non conosce, se non per sentito dire, il mondo finanziario e l’ operatività dei traders, soprattutto in tutte quelle operazioni intra day e shorts, magari effettuate in leva o marginazione.

Il problema nasce infatti dall’ aver equivocato il ruolo del trader, che appunta legge i segnali e li volge a proprio vantaggio, ma proprio per questo e nonostante la mole di operatori presenti sul mercato, sono sempre i grossi colossi, movimentando miliardi di dollari ed euro, che rendono il mercato migliore o più volatile. Leggere le condizioni di ingresso e di uscita è ben altra cosa che piazzare 12 volte il prodotto interno lordo degli Stati Uniti d’ America in derivati; se poi su un mercato del genere qualcuno riesce ad aprire e chiudere piccole posizione per guadagnarci qualche centinaio di euro, non credo sia possibile che da questo derivino contraddizioni talmente insormontabili da aver portato sull’ orlo del collasso l’ economia mondiale.

Ma alla fine la Tobin Tax arriverà e probabilmente sarà direttamente l’ investitore a doverla corrispondere, con modalità e tempistiche ancora da determinare. Tutto questo impatterà veramente poco in termini di operatività, anche perchè è probabile che gli intermediari abbasseranno di qualcosa il proprio spread per evitare un brusco picco delle operazioni giornaliere, dalle quali tirano fuori milioni e milioni di dollari ogni anno.

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