Gravidanza sicura con esami per prevenire aborti

Secondo gli ultimi dati raccolti dall'Istat gli aborti spontanei sarebbero in aumento

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Il dato però necessità di una corretta interpretazione, non è tanto il numero assoluto di aborti spontanei ad aumentare ma la loro registrazione che grazie alla sempre più rapida e precisa diagnosi di gravidanza consente una altrettanto rapida e precisa individuazione di aborti spontanei.

Purtroppo ancora oggi molti aborti spontanei vengono frettolosamente liquidati come eventi casuali o semplice frutto di malasorte, questo atteggiamento è sbagliato perché viene meno la possibilità di indagare a fondo il perché di un aborto spontaneo, punto questo di fondamentale importanza in ottica di prevenzione e gravidanze future.

La medicina ci viene in aiuto grazie ad una serie di esami da effettuare per approfondire le cause che hanno portato ad una prematura interruzione della gravidanza, dando indicazioni e condotte terapeutiche utili al fine di prevenire un secondo evento abortivo.

RICERCA DI ANOMALIE CROMOSOMICHE

Anomalie del corredo cromosomico sono responsabili di gran parte degli aborti spontanei. Secondo alcune stime recenti fino al 89% dei casi di aborto spontaneo sono ascrivibili ad errori cromosomici
Gli errori cromosomici possono essere per esempio nel numero di cromosomi ereditati dal prodotto del concepimento.

Infatti in un soggetto normale i cromosomi sono 46, i cromosomi è bene sottolineare contengono al loro interno sotto forma di DNA tutte le informazioni utili e necessarie alla vita, come quelle informazioni che portano ad uno sviluppo morfologico e funzionale corretto e coerente con la nostra specie.

Appare dunque evidente che in corso di anomalie cromosomiche, la natura tende a difendersi dalla possibile comparsa di deformità e malattia mediante l’aborto spontaneo, che in tal caso pur restando un evento traumatico per la madre può essere visto come un evento a carattere naturale ed evoluzionistico.

Gli aborti spontanei da cause cromosomiche si manifestano entro le prime dodici settimane con dei sintomi aspecifici come:

  • rapida ed improvvisa scomparsa della tensione alla mammella,
  • rapida ed improvvisa scomparsa della nausea
  • improvvisa comparsa di forti dolori al basso ventre, dovute alle vigorose contrazione uterine che cercano di espellere l’embrione.
  • perdita di sangue improvvisa, questo è spesso il primo segno di aborto spontaneo.

La conferma di aborto viene effettuata da un’ecografia, tramite cui può essere evidenziata la scomparsa di battito cardiaco, segno questo inequivocabile della avvenuta morte embrionaria.

Altro importante esame da effettuare è la diagnosi genetica preimpianto, che consiste nell’esame genetico di screening delle alterazioni genetiche embrionarie (PGS).

Cosa fare in seguito ad aborto spontaneo da anomalie cromosomici?

L’esame più utile da effettuare è il test citogenetico sul tessuto placentare prelevato durante il raschiamento, occorrono circa 20 giorni per avere il risultato dell’esame culturale e da 3 a 10 per il test eseguito con l’estrazione del DNA.

Questo esame permette di individuare in maniera accurata e precisa l’errore cromosomico che ha causato l’aborto. Così è possibile per esempio individuare una trisomia 21 o 18, le cellule vengono coltivate ed attentamente prese in esame, il loro DNA viene valutato alla ricerca di eventuali anomali.

Una volta che la diagnosi è stata fatta e l’anomalia cromosomica è stata individuata non è necessario eseguire alcun tipo di terapia, infatti questo tipo di aborto spontaneo non è indice di infertilità ne di malattia, deve essere preso per quello che è, un evento casuale che ha portato ad una non corretta suddivisione intracellulare di materiale genetico.

Sicuramente rassicuranti sono i numeri, la possibilità che un aborto spontaneo di questo tipo si ripeta ad una seconda gravidanza è di 1 su 1000 e che si ripeta ad una terza gravidanza è di 1 su 10 mila.

Possono risultare utili in previsione di una seconda gravidanza esami per la valutazione di altre condizioni sfavorevoli come infezioni dei genitali, malformazioni uterine, pattern immunologici ed altri.

INFEZIONI MATERNE

Le infezioni materni possono condurre nelle prime dodici settimane ad aborto spontaneo. Le donne che più facilmente vanno in contro ad aborto da infezioni sono quelle che soffrono maggiormente di cistiti o infiammazioni croniche a carico di vagina ed utero.

Queste condizioni prima di una gravidanza possono generare una sintomatologia caratterizzata da:

  • perdite abbondanti e spesso maleodoranti
  • dispareunia ovvero dolore durante i rapporti sessuali
  • prurito intenso che porta anche a lacerazioni da grattamento ed un senso cronico di pesantezza al basso ventre.

Durante le prime fasi della gravidanza i batteri creano un ambiente sfavorevole per l’embrione, causandone una prematura morte dello stesso e l’interruzione della gravidanza. Tra i batteri più temibili per la salute dell’embrione i Micoplasma, la Clamidia e l’Ureaplasma.

Cosa fare? Il trattamento consiste nell’effettuare degli specifici esami per prevenire gli aborti, in particolare si esegue un tampone del collo dell’utero, a seguito del risultato, se positivo per infezione batterica viene prescritta una terapia antibiotica specifica per il tipo di microrganismo, da estendere anche al partner e della durata di circa una o due settimane.

Conclusa la terapia antibiotica si effettua di nuovo un tampone per avere la sicurezza di aver debellato il microrganismo, eradicata l’infezione la possibilità di portare a termine una gravidanza torna sovrapponibile a quella di una qualsiasi donna di pari età.

ABORTO IMMUNOLOGICO

L’aborto immunologico è poco frequente e colpisce solitamente individui che già sanno di soffrire di malattie autoimmuni o disfunzioni a carico della ghiandola tiroide. Si verifica a causa di anticorpi diretti contro il prodotto del concepimento, anticorpi che danneggiando i vasi sanguigni che nutrono l’embrione ne causano la prematura morte.

I sintomi con cui si manifesta l’aborto immunologico sono simili a quanto descritto fino ad ora, quindi sanguinamento, dolore al basso ventre, improvvisa scomparsa di tensione al seno ed altri.

La diagnosi si effettua con un semplice esame per prevenire gli aborti,si esegue una ricerca nel sangue finalizzata alla ricerca di anticorpi antinucleo, anticorpi anticardiolipina ed anticorpi diretti contro la ghiandola tiroide. La diagnosi ci serve per mettere in atto una serie di strategie e condotte terapeutiche utili a ridurre il rischio di aborto spontaneo nelle gravidanze successive.

Allo stato attuale della ricerca in campo medico-scientifico non esiste una cura diretta ed efficace mirata ad eliminare gli auto-anticorpi prodotti si può però agire in senso di favorire una corretta irrorazione della placenta somministrando per tutta la durata della gravidanza acido acetilsalicilico, il principio attivo della comune aspirina.

Se l’esame del sangue avesse evidenziato la presenza di anticorpi anti cardiolipina è indicata la somministrazione nell’ultimo trimestre di gravidanza di eparina.

Grazie a queste semplice strategie la possibilità di portare a termine una gravidanza risulta grandemente maggiore.

MALFORMAZIONI A CARICO DELL’UTERO

Le malformazioni dell’utero sono una patologia abbastanza comune, colpisce circa una donna su trenta.
Queste malformazioni rendono difficile ed a volte impossibile il proseguimento di una gravidanza in quanto sfavoriscono un corretto annidamento ed accrescimento del prodotto del concepimento.

In caso di utero diviso in due da un robusto setto fibroso, come nel caso dell’utero setto o nel caso di utero unicorno in cui le due metà sono unite in una sola parte il rischio di aborto è notevolmente aumentato.

Anche la presenza di fibromi, polipi o aderenze cicatriziali derivate da precedenti atti chirurgici, come un parto cesareo, possono interferire con il corretto sviluppo e accrescimento dell’embrione, portando inesorabilmente ad un suo prematuro distacco con perdita così del prodotto del concepimento.

Cosa fare a seguito di malformazioni dell’utero?

A seguito di un aborto spontaneo se si sospetta la possibilità di una sottostante malformazione uterina, è necessario eseguire a partire da i 20 giorni successivi all’aborto un’isteroscopia, esame che permette la visualizzazione mediante uno strumento a fibre ottiche dell’utero e di una sua malformazione, la diagnosi è immediata.

Una volta analizzata la malformazione, spetta al chirurgo la programmazione e la realizzazione dell’intervento teso a ripristinare una corretta morfologia.

Non tutte le donne che presentano malformazioni uterine necessitano chirurgia, numerosi sono i casi di gravidanze portate a termine da donne portatrice di anomalie morfologiche, la valutazione e l’eventuale intervento deve essere valutato attentamente e caso per caso.

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