Il petrolio, la borsa e i riflessi economici

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Il petrolio come ben sappiamo ha una influenza notevole sull’economia e sulle borse vediamo di analizzarne i meccanismi in modo semplice ma completo.

Il nome petrolio è di derivazione classica (petra oleum = olio dalla pietra) a confermare che il suo utilizzo è antichissimo. Si tratta di una trasformazione di materiale biologico in miscele di idrocarburi che avviene nel sottosuolo per effetto della combinazione di pressione e calore. Viene anche definito oro nero anche se in realtà a volte possiede colori diversi perchè esistono tipi diversi con caratteristiche anche molto difformi, quindi quando si parla di petrolio e di prezzo di petrolio è necessario specificare di quale tipo parliamo: il Brent è una varietà di alta qualità solitamente utilizzata come riferimento e per questo molto noto.

Il petrolio è attualmente una risorsa primaria per l’uomo quindi strategica per le singole nazioni che senza di esso avrebbero in breve gravissimi problemi dato che il petrolio fornisce energia (centrali elettriche ad olio combustibile, attualmente il tipo più diffuso) carburanti per tutti i trasporti terrestri, navali e aerei e costituisce infine la base dell’industria chimica moderna.

Le varietà del petrolio

Il petrolio non è solo nero ma possiede colori diversi con toni di marrone, giallo e persino verde. Questo perchè esistono tipi diversi di petrolio in funzione dei prodotti biologici originali che ne hanno determinato la produzione ognuna delle quali possiede caratteristiche anche molto difformi. Ogni qualità si differenzia non solo per il colore ma per la composizione delle catene degli idrocarburi rendondola più o meno pregiata in funzione delle possibilità di raffinazione e di conversione quindi in prodotti più o meno pregiati.

Quanto durerà il petrolio?

Il petrolio quindi è una risorsa primaria soprattutto in funzione dello sviluppo dei singoli paesi ma non è presente ovunque. Gli USA rimangono il maggiore consumatore di petrolio e sono il terzo produttore, ma i tradizionali consumatori europei e il Giappone sono attualmente affiancati e superati nei consumi dai paesi emergenti quali Cina, India, Corea del Sud, ecc. Naturale quindi che tutti vogliano sapere quanto durerà.

Al dì là delle teorie individuali nessuno al momento è in grado di fornire risposte a questa domanda, si fanno molte ipotesi ma nessuna in realtà è attendibile. I dati certi sono che al momento il petrolio fornisce energia a costi competitivi e l’aumento dei consumi dovuti al progresso socio-economico è circa del 2% annuo. I giacimenti si esauriscono in media in uno o due decenni ma i metodi di estrazione migliorano e si trovano nuovi giacimenti. Si stanno inoltre raffinando processi di trasformazione di altri elementi quali le “sabbie bituminose”.

Esistono inoltre teorie secondo le quali il petrolio si forma in strati molto profondi e sale successivamente in sacche meno profonde dalle quali può essere estratto a suffragio di queste ipotesi alcuni giacimenti esauriti si sono riempiti nuovamente e questo proverebbe che esistono risorse profonde molto ampie. In ogni caso al momento è impossibile prevedere quale sarà la reale disponibilità nel lungo periodo da tempo vengono pubblicati studi che affermano che il petrolio potrà essere estratto solo per altri 30 o 40 anni ma in realtà questo limite rimane sempre lo stesso nonostante il trascorrere del tempo.

Soprattutto nessuno è in grado di prevedere quali saranno i consumi e i costi di estrazione a 20 anni quindi ogni previsione è di fatto inattendibile oltre il breve periodo. Chi disponesse realmente di questa informazione avrebbe a disposizione un potere enorme quindi nessuno condivide con gli altri i propri dati.

Per quanto riguarda i consumi è poi necessario indicare che quasi tutte le nazioni stanno cercando di attuare piani di sensibilizzazione e di risparmio energetico, si sta cercando di realizzare centrali elettriche di tipo alternativo a quelle a base petrolifera o gassosa (il gas metano è associato al petrolio con meccanismi evidenti) oggi in maggioranza potenziando il nucleare e le fonti alternative in particolare quelle eoliche, ma soprattutto il laboratorio di ricerca europeo è alle soglie della fusione nucleare.

Attualmente l’Europa sta costruendo la prima proto-centrale cioè la prima centrale a fusione. Proto-centrale perchè ancora non sono stati risolti completamente i problemi relativi alla sua realizzazione che dovrebbero però essere definitivamente risolti entro i 7 anni necessari al suo completamento.

Al progetto si sono associati tutti i maggiori Stati del mondo ovviamente perchè il suo completamento che potrebbe rivelarsi più rapido o più lento del previsto rappresenterà la nuova soglia dello sviluppo per tutti: energia a costo quasi nullo (in effetti gli unici costi saranno quelli degli impianti di fusione e della distribuzione) e disponibile per tutti.

Finalmente si potrà utilizzare il petrolio solo per l’industria chimica e non più bruciarlo per ottenere energia. Immaginate un mondo nel quale tutto funziona elettricamente e la bolletta è di pochi spiccioli.

La fissione nucleare

Esistono due sistemi attualmente conosciuti per produrre energia dall’atomo la fissione e la fusione. Il primo scinde spacca atomi molto grandi in porzioni più piccole: questo produce energia immensa pochi Kg di materiale alimentano una centrale nucleare per anni, ma gli atomi utilizzabili sono purtroppo radioattivi e pericolosi.

Le centrali nucleari di primo tipo realizzate durante la guerra fredda non erano in realtà centrali elettriche anche se producevano comunque energia ma si trattava in realtà di fabbriche per la produzione di testate nucleari per i missili e le bombe ed erano pericolossissime perchè forzatamente di tipo molto instabile per ottimizzare la produttività militare.

L’incidente russo di Cernobyl è tristemente famoso. Le centrali nucleari di seconda generazione esclusivamente adatte a produrre energia senza alcuno scopo militare sono invece del tutto sicure e produco inquinamento infinitesimale rispetto a quelle convenzionali.

La fusione nucleare

La fusione al contrario utilizza atomi piccolissimi quelli dell’idrogeno elemento presente in enorme quantità sulla Terra o meglio nell’acqua. Il procedimento è quello che avviene nel Sole ed in tutte le stelle due atomi piccoli vengono fusi insieme per formarne uno più grande e il processo rilascia energia in quantità astronomica anche rispetto alla fissione.

Energia pulita perchè il carburante non è radioattivo e a costo quasi nullo, l’acqua è disponibile in quantità illimitate e gratuite per tutti, ad inquinamento zero perchè i residui sono elio e vapori.

Il mercato del petrolio

Il mercato del petrolio è fortemente dominato dagli Stati Uniti per molti motivi alcuni dei quali sono indubbiamente questi: consumano circa un quarto della produzione mondiale, sono loro stessi i terzi produttori al mondo, sono americane le famose 7 sorelle cioè le compagnie petrolifere che di fatto controllano congiuntamente ed in modo esclusivo un tempo e determinante ora la distribuzione mondiale del petrolio e i processi connessi.

E’ quindi ovvio che i due mercati base del petrolio siano controllati dagli americani perchè di loro proprietà. Il petrolio si scambia quindi attualmente al NYMEX di New York e all’ IPE a Londra e ovviamente in tutti e due il prezzo è definito in dollari per barile. Anche se alcuni Stati tra i quali la Russia intendono creare mercati alternativi sui quali scambiare petrolio in valute diverse dal dollaro la situazione attuale è ancora affidata solo a questi due mercati.

Il barile di petrolio

Il prezzo del petrolio viene indicato in dollari/barile ma il barile non è il fusto metallico nel quale si stoccano i prodotti chimici liquidi da molti anni ma un “barile” virtuale di circa 160 litri (42 galloni) che una volta era di legno e veniva utilizzato in america per trasportare e vendere il burboun cioè il whisky americano.

Cosa modifica il prezzo del petrolio?

Il petrolio è

  • una materia prima e reagisce alle situazioni domanda e offerta.
  • una risorsa strategica e subisce effetti politico-militari.
  • quotato in modo simile alle azioni ed è sottoposto a speculazioni.
  • quotato in $ e subisce effetti di cambio.
  • una risorsa industriale/energetica e dipende dai variabili fabbisogni in tali campi
  • una materia prima da trovare/estrarre e oscilla in funzione di questo
  • soggetto a cartelli pseudomonopolistici OPEC e 7 sorelle

Tutti questi fattori influiscono sul prezzo del petrolio e sono evidentemente di difficilissima lettura e di quasi impossibile previsione. Il prezzo del petrolio comunque non sembra rispecchiare gli andamenti dei cambi alla lettera ma sembra che gli altri fattori siano prevalenti.

La prevedibile diminuzione delle scorte in futuro o una maggiore difficoltà di estrazione ne farebbero prevedere un aumento, ma la minore richiesta dovuta ad una sensibile riduzione della produzione energetica basata sul petrolio dovrebbe ampiamente compensare gli aumenti e addirittura condurre a diminuzioni apprezzabili.

In realtà molta influenza ha purtroppo avuto L’Arabia Saudita che attraverso l’OPEC che di fatto controlla ha negli ultimi anni perseguito una politica al costante rialzo. I nuovi scenari che si stanno delineando, le nuove tecniche di ricerca ed estrazione, le fonti di energia alternativa, ecc. stanno però mutando lo scenario al momento troppo dipendente dal petrolio e dai capricci di chi controlla il suo mercato.

OPEC

E’ un organizzazione nata nel 1960 per creare un cartello dei paesi produttori. Ne fanno parte i principali produttori arabi e africani oltre all’Indonesia (in procinto di lasciare), Venezuela ed Ecuador. L’OPEC controlla circa il 40% (in diminuzione) della produzione mondiale ma costituisce un riferimento importante.

Il Paese leader è l’Arabia Saudita che rimane il maggiore produttore mondiale e che da anni persegue una politica di regolazione delle forniture che gli ha permesso di acquisire una posizione privilegiata nell’OPEC e di conseguenza sul mercato mondiale superiore alle sue effettive capacità produttive.

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