La teoria di Dow e l’ analisi delle tendenze

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Come tutti i precursori e le intuizioni geniali, anche Dow, a cui oggi l’ economia mondiale rende omaggio con due indici (non a caso di parla di “Dow Jones”), visse all’ inizio momenti difficili, soprattutto legati ad un innovativo e moderno metodo di analisi tecnica, applicabile a qualsiasi nomenclatura quotata: non importa che si tratti di indici, titoli o valute, poiché tutti soggiacciono alla teoria di Dow.

Dow paragonò le quotazioni alle maree, per cui quando la fluttuazione tocca sempre valori maggiori dei precedenti, ci si trova innanzi ad un ciclo al rialzo; viceversa quando la variazione fa segnare un controvalore negativo, il ciclo sarà ribassista. Fondamentale per questa teoria è la traduzione dell’ intero andamento in un grafico che permetta di verificare l’ effettivo andamento della quotazione.

Dow enuncia alcuni principi che oggi sembrano scontati ma che, agli inizi del ‘900 non erano pienamente conformi alle dinamiche e strategie economiche del tempo, complice anche un mercato sicuramente diverso e meno sviluppato rispetto a quello odierno.

Cosi come l’ andamento di un titolo rispecchia la mole globale di notizie ad esso riferite, l’ indice di riferimento ingloba, come in un quotidiano, l’ insieme delle notizie di tutti i titoli sottostanti. Dow parte proprio da questa constatazione per affermare che è necessario partire dal particolare, in questo caso i singoli titoli quotati, per poter analizzare e prevedere l’ andamento generale dell’ indice sovrastante; ma è chiaro che anche l’ operazione opposta può portare allo stesso risultato, come in una somma di fattori.

Secondo Dow il mercato è formato da tre trends: il primario, il secondario ed il minimo.

Il primario ha sempre come riferimento il lungo termine, trattandosi di una tendenza della durata minima annuale o anche di diversi anni e può essere solo ed esclusivamente al rialzo o al ribasso.

Il trend secondario invece rappresenta il medio termine ed esprime tutte quelle correzioni tipiche del mercato che permettono all’ indicatore primario di accelerare o rallentare. Da questi dati si possono eventuale intuire anche i primi segnali di inversione del sovrastante.

I trend minori sono fluttuazione del breve termine e siccome sono causati ed indirizzati spesso da speculazioni, a sentire Dow, non devono essere presi in considerazione.

Dow aggiunse un ulteriore elemento alla propria teoria, che ancora oggi accende discussioni e dibattiti, nonostante il tempo abbia confermato e rafforzato con dati tangibili, che Dow aveva ragione anche sul prezzo da prendere come riferimento per le rilevazioni, che può essere solo ed esclusivamente quello di chiusura, quindi nessun massimo e minimo giornaliero, ma solo la chiusura, che permette un riferimento certo per l’ elaborazione grafica dei trend e delle tendenze.

Dow non era certamente uno speculatore, anzi l’ esatto opposto, come confermato dalla sua ferrea volontà di ignorare i trend minori, proprio perché influenzati da volumi di scambio posti in essere solo per trarre un guadagno minimo ed immediato, ma il trader moderno ha tanto da imparare, soprattutto perché una buona strategia di medio e lungo termine, resa possibile dall’ applicazione della teoria di Dow, può rivelarsi un’ ottima strategia di puntellamento e diversificazione del proprio portafoglio titoli.

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