Non ti pago

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Con la solita garbatezza, i fratelli De Filippo, in poco più di un’ora del film ‘Non ti pago, mettono in scena una tematica che è sempre attuale, soprattutto in tempi di crisi economica come quella dei nostri giorni, quello del gioco del Lotto, passando da un siparietto ad un altro, in una ritmica che è tipica anche dei moderni telefilm.

Avvincente, qualche volta grottesca, altre pungente, con qualche spruzzata di tensione qua e la, con momenti comici ma mai banali, commovente nel finale, ha tutti gli ingredienti per essere apprezzata anche da spettatori che sono abituati agli effetti speciali e ai ritmi frenetici del cinema moderno. Anzi, la delicatezza e la compostezza di questo film lo farà apprezzare ancor di più, proprio in confronto con le commedie dei nostri giorni.

Racconto e trama del Non ti pago

La trama del film si svolge tutta intorno al gioco del Lotto, coi tipici rituali legati alla Smorfia napoletana, (il film è ambientato a Napoli, terra natìa del gioco del lotto) con numeri dati in sogno o eventi di vita reale trasformati in possibili combinazioni vincenti, e vede l’impiegato Don Procopio Bertolino (Peppino de Filippo) lavorare al servizio di Don Ferdinando (Edoardo de Filippo), presso il Banco Lotto che quest’ultimo ha ricevuto in eredità dal padre.

Don Procopio suscita l’invidia e la rabbia di Don Ferdinando a causa delle numerose e incredibili vincite al lotto, che gli hanno consentito in poco tempo di raggranellare non solo una piccola fortuna, ma anche di comprare la casa che fu del defunto padre di Don Ferdinando, proprio sopra il Banco Lotto. Questa fortuna sembra sia dovuta dai ripetuti sogni fatti da Don Procopio, provocati da cene abbondanti e pesanti, dove le ‘buonanime’ dei parenti gli comunicano i numeri vincenti da giocare.

Tutta questa fortuna a Don Ferdinando non va giu, soprattutto se confrontata con la sua sfortuna cronica che non lo vede mai vincente. L’acredine maturata nel corso degli anni esplode poi, in tutta la sua veemenza, magistralmente interpretata e incarnata da Edoardo, quando Don Procopio, innamorato della figlia di Don Ferdinando, e che segretamente incontra da tempo, con la complicità e la presenza della madre, corre a casa di Don Ferdinando, alla presenza della moglie e della figlia, con il biglietto di una quaterna vincente, perché deciso a chiedere finalmente in sposa la figlia Stella. Ma quando il Procopio rivela che i numeri vincenti li ha avuti in sogno dal padre di Don Ferdinando, accompagnato da un tabaccaio morto ben diciotto anni prima, Don Ferdinando, accecato dalla rabbia, strappa il biglietto di mano allo sventurato e se ne appropria, infilandoselo nel taschino.

Le ragioni di tale gesto, che ai presenti risulta incomprensibilie e avventato, sono da ricercare nel racconto fatto da Don Procopio, che dice di essere stato appellato ‘piccirì’ dal defunto, appellativo che costui riservava al figlio. Se poi si aggiunge che la casa dove è apparso era quella in cui abitava col padre, facile asserire che i numeri erano destinati al figlio, che da tempo si appellava al padre ritratto in un quadro, ornato da fiori e candele, per ottenere una volta nella vita dei numeri vincenti.

Tale convinzione è così forte che Don Ferdinando è disposto a tutto pur di far valere le sue ragioni, anche di finire in galera. Da qui in poi il film è tutto un susseguirsi di situazioni comiche, paradossali, ricche di colpi di scena, equivoci e dialoghi di un’intensità straordinaria.

Recensione non ti pago

Inutile soffermarsi sulla straordinaria bravura dei due principali protagonisti, Edoardo e Peppino, che danno vita a duetti serrati e ritmati, in cui le espressioni corporee e facciali meritano da sole la visione del film, e che gli hanno valso la notorietà e il plauso di cui godono ancora oggi. Grande, come sempre, è l’ interpretazione della sorella dei due, Titina De Filippo, nel ruolo della moglie forte e decisa di Don Ferdinando, che si oppone ostinatamente al marito e che dovrebbe essere presa a modello anche dalle attrici di oggi, quando si trovano a impersonare il ruolo, non sempre facile, di comprimarie di attori principali. L’incredibile verve comica dei tre fratelli, che fa parte del loro bagaglio professionale, viene ancora una volta abilmente rappresentata ed esaltata in questo film, e trae origine dalle prime forme farsesche della commedia dell’arte, cliché tipico e caratterizzante di tutta la loro commediografia e filmografia.

Il film, girato a Cinecittà nel 1942, non conosce momenti di pausa e, nonostante le ambientazioni avvengano quasi sempre in luoghi chiusi, elemento tipico di film che sono tratti da piéce teatrali, non dà mai quella sensazione di claustrofobia tipica di tali film. Senza volerlo, mette in scena alcune dinamiche tipiche di rapporti interpersonali e temi di carattere sociale, che sono ancora oggi di scottante attualità, come il rapporto tra datore di lavoro e dipendente e le problematiche legate ai versamenti e ai licenziamenti, oppure quello del rapporto con i preti e la spiritualità. Danno poi maggiore valore e movimento al film una serie di intermezzi e scenette dal sapore delicato e ironico, come quelle che vede impegnato il ‘maestro’, consulente per il lotto di Don Ferdinando, che inevitabilmente gli suggerisce numeri perdenti o quelle girate all’interno del Banco Lotto, che vede gli impiegati e gli avventori, dapprima schierati a favore di Don Procopio e sul finire di Don Ferdinando, nel classico atteggiamento ondivago dello stereotipo dell’italiano medio,e che cambia opinione spesso e principalmente a favore della parte al momento forte.

Fotografie e musiche film non ti pago

La fotografia di Rodolfo Lombardi e le musiche di Giulio Bonnard, autore di più di 40 colonne sonore tra il 1932 e 1961, accompagnano poi lo svolgimento della trama, senza intoppi, la contornano e la completano, ponendo al centro del film i personaggi principali in un susseguirsi di scene talvolta surreali, come l’osservazione delle nuvole dal tetto per ottenere i numeri vincenti, talvolta paradossali, come la situazione creata ad arte dall’avvocato Strumillo, interpretato magistralmente da Paolo Stoppa, per mettere in difficoltà Don Ferdinando e costringerlo alla restituzione del biglietto vincente.

Una nota a parte merita l’interpretazione di Paolo Stoppa, mostro sacro del cinema e del teatro italiano, che anche qui conferma le sue qualità di grande attore versatile, in grado di dare corpo alla figura del losco e ambiguo avvocato Strumillo, la cui onomatopeica dà già l’idea delle qualità morali dell’avvocato, col suo tipico incedere recitativo, vigoroso e ritmato.

Spettacolo Non ti pago al teatro

La trasposizione della commedia dal teatro al cinema, sotto la regia di Carlo Ludovico Bragaglia, riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo, grazie ai continui cambi di scena, che lasciano sempre qualcosa in sospeso, grazie alla brillantezza dei dialoghi, mai banali e soprattutto grazie all’innesto, di tanto in tanto, di simpatici intermezzi di personaggi caratteristici, come i due fratelli notai o il prete consultato per definire le strategie da seguire. Il montaggio del film ha agevolato la scorrevolezza dello stesso, cosa non facile quando le commedie devono essere trasformate in film, giuste le luci e la scelta delle location, in un mix equilibrato tra interni ed esterni, fermo restando che il vero focus del film sono sempre stati i dialoghi tra i personaggi.

Conclusioni finali sul film non ti pago

Nel suo complesso questo film cattura l’attenzione fin da subito, in una trama semplice ma arricchita da interpretazioni di alto livello che evidenziano la maestria di Edoardo De Filippo di scrittore e sceneggiatore. In effetti proprio dalla commedia che diede poi vita al film ‘Non ti pago’ la critica cominciò ad apprezzarlo apertamente anche come scrittore, cominciando a guadagnarsi quella statura artistica e culturale che lo vide, di li a qualche tempo dopo, essere posto al livello dei principali esponenti artistici e letterari del ‘900.

In sintesi, una commedia amabile, in bianco e nero, che fa sorridere e riflettere dall’inizio alla fine, dove i buoni sentimenti, in una sagace alternanza tra vittima e carnefice, prevalgono anche nei personaggi a prima vista negativi. Il denaro, le 400.000 lire dell’epoca, frutto della vincita della giocata, non è mai posto in primo piano; i personaggi non dimostrano mai avidità, piuttosto traggono piacere dall’invidia altrui, che è invece è ottimamente rappresentata. Alla fine deli film, lo spettatore rimarrà con un sentimento di leggerezza e allegria, piacevolmente divertito e anche commosso dal finale e, senza dubbio, avrà la tentazione di correre alla prima ricevitoria a tentare la fortuna con una quaterna di numeri vincenti.

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